BerroAnnotazioni/Tomo1/Libro3/Cap21

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Cap. XXI Cose viste communicandosi li Nostri Religiosi

Si come nel Sacro Colegio Apostolico vi fu il traditore Giuda, che si dannò, et altri che peccando si convertirono e salvarono, così nelle Religioni può similmente succedere, conforme dicono li Santi Padri.

Però lasciò scritto il N.V.P. Fondatore e Generale nel Cap. 7 della prima parte delle nostre Costitutioni che orationis assiduitate, et praesentia Dei quoad fieri poterit in exercitationibus quotidianis adhibita, efficacius Religiosi disponentur ad sacramenta pie et fre-quenter suscipienda; et in uno scritto: Tutus in Religione vivit, non qui sibi, sed qui Deo vivit.

Con questo fondamento ordina nel medesimo capitolo la frequenza della SS. Communione alli nostri tutti che non sono sacerdoti due volte la settimana e le feste tutte di prima e seconda classe, e la santa confessione sacramentale ogni volta che se ha bisogno, essortando di far conto grande delle colpe legeri, per non cascare nelle gravi, e diceva: Vae, vae illi, qui inter bonos, malus est.

A questo proposito donque a maggior gloria di Dio, et a nostro documento porrò qui due casi occorsi fra nostri in tempo della communione. Era solito, come altrove si è scritto Mons. Bernardino Panicola hora Vescovo di Scala e Ravello di confessare, e commu-nicare li nostri nel principio della nostra Religione per non vi essere in sufficienza sacerdoti de' nostri; et egli medesimo mi ha contato di sua bocca più di una volta con occorrenza a proposito, che in S. Pantaleo communicando una volta li nostri Religiósi in porgendo ad un novitio la sacratissima Particola si sentì interiormente riprendere, e dire le qui precise parole: Deh guarda dove mi poni! Ahi che mi metti in una cloaca puzolente: dal che egli restò tutto atterrito, et per essere in publico lo comunicò, ma osservando poi li suoi andamenti lo conobbe assai distratto. Mons. chiamò a se il giovane e contolli il tutto, ed egli proruppe in un pianto grande, confessò la sua colpa, promise di emendarsi, come fece, confessandosi con realtà, il che non haveva fatto quella volta. Così mi ha confirmato Mons. in questo anno 1664.

Nella città di Norcia era una divota vergine Monica di casa,. quale frequentava la nostra chiesa, poiché in quella da nostri si confessava, et con la loro guida s'indirizzava nella via della perfetione Christiana, si che la maggior parte della mattina spendeva santamente nella nostra Chiesa.

Hebbe questa buona verginella particolar gratia dal Signore di vedere molte volte li Angeli santi accompagnare li nostri Religiosi all'altare, quando si andavano a cibare del Pane degli Angeli, dico' quando andavano a ricevere il SS.mo Sacramento dell'Eucarestia. Una volta però con suo molto terrore, vide questa infrascritta visione.

Uscivano dalla sacristia nostra due Angeli con una celeste maestà, o sia divotione e dopo seguivano due de' nostri Religiosi, dopo due altri Angeli avvanti a due de' nostri; dopo vide uscire una squadriglia di demonii, che baiando, e saltando andavano avvanti ad uno de' nostri Religiosi, che pur andava con gli altri per commu-nicarsi, e ricevuta da questo la sacratissima Hostia divenne difforme, et oltra modo brutto, dove che la faccia degli altri risplendeva, e compariva vaghissima, et l'Angelo di quello tutto mesto se ne andava dietro al misero nostro Religioso.

Questo visto dalla divota vergine tutta confusa se ne andò dal suo confessore, e li contò tutto il fatto, e disse chi era quel miserabile Religioso. Dal quale racconto il P. confessore con buona occasione chiamò da se il misero Religioso, e li contò il successo e con paterne essortationi fece si rivedesse, pentisse, e confessasse il suo peccato; il che egli fece di tutto cuore, in modo tale che la detta verginella, e buona serva del Signore nella seguente communione che fecero li nostri Religiosi vide non più li demonii far galoria e festa ma li santi Angeli andare avvanti alli nostri Religiosi con quella divotione, allegrezza e maestà di prima.

Questo tutto mi è stato raccontato da un de' nostri sacerdote degno di fede, e tengo fosse quello a cui la verginella l'haveva conferito, et io tengo sia vero perchè so che è degno di credito, né mi ricordo haver sentito bugia di sua bocca. Successero queste cose non in questi anni, ma più anni prima della serie di questi miei annotamenti, se bene in questi giorni mi sono venuti a memoria, tengo però fosse nelli anni circa il 1628 o 1629.

Notas